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giovedì, 20 marzo 2008 ♥ 02:23
[ tragedy ]
La dipendenza affettiva è la più alta espressione dell’attaccamento ansioso. Può essere una caratteristica, un modo di porsi o una vera e propria malattia. Il naturale decorso di quell’antica ferita che stenta a rimarginarsi. Molti si chiedono come sia possibile che portatrici di questa ferita siano le donne più che gli uomini. Il discorso può essere semplicissimo e complicato, al tempo stesso.
I maschi, poverini, vengono, in fretta abituati all’indipendenza.
A loro si insegna che la forza è libertà. Esattamente come le femmine, patiscono, nell’infanzia, la separazione e l’abbandono. Ma a loro, pur se con l’inganno, di quell’abbandono, viene spiegato il motivo. Viene dato un movente.
“Gli uomini sono più forti, non devono piangere, gli uomini non hanno bisogno di nessuno.” Molti crescono con la rabbia di non aver potuto esprimere la propria rabbia, magari piangendo.
Ma con la certezza, per questo, di essere più forti. Alle donne, questo non succede. I bambini giocano con i trenini e con le macchinine, le bambine con le bambole o con i pupazzi. I bambini imparano cioè a rapportarsi, ad affezionarsi, a legarsi alle cose, le bambine alle persone.
Alle donne s’insegna la dipendenza. Crescono nella dipendenza. Misura del loro valore di donne è la capacità di essere dedite a qualcuno, accondiscendenti, succubi, vittime.
“Una brava donna” è colei che non chiede, non si espone, non pretende. “Una brava ragazza” è quella che rinnega la sua libertà, i suoi spazi. Quella che sta a casa, che non tradisce, che non ha “grilli per la testa”. Una brava ragazza è dipendente. Bisognerebbe essere dipendenti, per essere scelte, accettate ed apprezzate. Non esserlo, quando per gli altri, diventiamo un peso.
La dipendenza psicologica consiste essenzialmente nell’affidare a qualcuno o a qualcosa, (ad esempio ad una sostanza) il compito di risolvere i nostri problemi di tristezza, senso di inadeguatezza e sfiducia in noi stessi.
[...]
Come si può dedurre una dipendenza è innanzi tutto un comportamento ripetitivo, un comportamento spesso incontrollabile, un’ossessione. Incapace di controllare il proprio istinto è il giocatore d’azzardo, il bulimico, l’alcolista, il tossicomane, l’innamorato- dipendente.Non è un caso se parliamo di istinto.
Una dipendenza è come una fame improvvisa che chiede di essere tempestivamente saziata ma che non sempre porta a sazietà. Spesso si avverte un senso di vuoto maggiore legato ad una specie di nausea, un vomito.
Molti sono gli Autori che negli anni hanno scritto di dipendenza: medici, psicologi, psicoterapeuti, sociologi, antropologi. Ciascuno dal proprio punto di vista e con i propri strumenti ha cercato di rispondere a tutti gli interrogativi legati a questo tipo di disagio.
Difficile, è risultato, unificare le diverse forme di dipendenza, riportarle ad un comune denominatore, riabilitarle attraverso un unico intervento terapeutico.
Le dipendenze non sono tutte uguali, i dipendenti si.
Una persona dipendente cerca il senso del proprio valore nella approvazione degli altri. Alla base della dipendenza c’è sicuramente un problema di autostima: la dipendenza nasce, come abbiamo visto, da un cattivo rapporto con le figure di riferimento. Con le figure d’appoggio. Ciò porta ad un cattivo rapporto con se stessi, ad uno scarso amore per sé, al bisogno costante di appoggiarsi o di farsi sostenere da qualcosa o da qualcuno. La convinzione è che non siamo capaci dire nulla, neanche di farci amare. Se nostra madre non ci ha amato, allora proprio non lo meritiamo. Da soli non ci si sente in grado di camminare, di fare, di sperimentare, di agire, neppure di esprimere un’opinione.
Una persona sana si rifiuta di farsi maltrattare da qualcosa o da qualcuno; la dipendenza ci rende vittime di una situazione in cui l’altro, sia esso uno sostanza o una persona, è comunque il più forte. La dipendenza è una debolezza. Ecco perché i maschi non la manifestano chiaramente come le donne. I maschi, continuano anche da adulti, ad interagire con le cose, non con le persone. Quando non sono stati amati abbastanza, quando sono stati allontanati o abbandonati, sviluppano una serie di dipendenze rivolte più alle cose che alle persone. Loro, i maschi, sono, più delle donne, alcolisti o tossicodipendenti.
L’alcool, o la droga, diverrebbero una sorta di coperta di Linus ossia una oggetto transazionale che facilita il distacco dalle figure genitoriali e quindi la crescita.
La dipendenza, in questo modo, diviene per loro quasi una forza.
Ed è con la forza che, gli uomini, reagiscono alle loro dipendenze affettive.
Molti diventano violenti, maneschi. Ricatteranno e mortificheranno la persona che temono li abbandoni. Ma lo faranno mostrandosi forti e facendo sentire l’altro sempre più debole ed inadeguato. La dipendenza affettiva maschile diviene legittimata e “mascherata” da altri fattori: la gelosia, la rabbia, l’onore, la reputazione. Situazioni ancora, purtroppo, socialmente riconosciute, e quindi approvate e compatite.
tratto da http://www.feritedamore.it/index.php?option=com_content&task=view&id=35&Itemid=
Che altro dire? Vorrei solo sapere in cosa degenererà tutto ciò.
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HitAM
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martedì, 11 marzo 2008 ♥ 23:01
[ tragedy ]
Mi sento poco importante, sempre messa da parte e mai preferita rispetto agli altri, mai degna di attenzioni, mi manca l'affetto dei miei amici, delle persone alle quali voglio bene, mi manca sentirmi importante per gli altri.
E continuo anche ad esternarli, questi sentimenti, a dire quello che mi manca e quello che vorrei, ma non serve mai a niente, poiché non cambia nulla.
Mi chiedo spesso, anzi continuamente, se il problema sono io, se c'è qualcosa che devo cambiare nel mio modo di essere, se invece non posso farci niente ed è questo quello che mi merito. Sono sicura che non sono solo paranoie... Sono una persona intelligente, modestia a parte, e so capire quando una cosa la percepisco solo io e quando invece è davvero così. Capitano a tutti i periodi in cui ci si allontana dagli altri, anzi in cui gli altri ti allontanano, forse... Ma a tutti, ovviamente, poi quel periodo finisce. Il mio purtroppo lo reputo ormai interminabile...
E dire che mi basterebbe davvero pochissimo, da ognuna delle persone per le quali mi farei e mi faccio in quattro, da quelle persone verso le quali ho sviluppato una assurda e malsana dipendenza quasi morbosa.
E' giusto che io debba vivere così? La cosa brutta è che non sembro esternarlo abbastanza, forse... Tanto è vero che se dico anche una sola di queste cose gli altri mi rispondono, maltrattandomi anche (forse ormai sono noiosa, ma che ci posso fare? soffro!), che sono solo cazzate, che la devo smettere di rompere con ste idiozie, ecc.
Non so davvero più a cosa appigliarmi... Mi sento sola, troppo sola, non mi sento affatto importante... Ho come la sensazione che se sparissi da un momento all'altro, non cambierebbe nulla. Vittimismo? Purtroppo no... Esistono i casi così, no? Quindi smettiamola tutti di fare ipocrisia dicendo che è solo vittimismo. A qualcuno devono pur capitare.
E io sento che sta capitando a me... Che qualcuno, per favore, mi aiuti.
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HitAM
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sabato, 08 marzo 2008 ♥ 15:36
[ tragedy ]
Quando ho queste sensazioni, spero sempre di sbagliarmi... perché la fragilità può fare sempre tanto, troppo male. Mi accorgo che tante cose che a volte non vanno non sono più solo nella mia testa... come si può essere cresciuti così male e continuare a farlo? Completamente deviata... E non voglio saperlo, non voglio chiedermelo, non ho intenzione di stare dietro a ragionamenti che portano sicuramente a sofferenze interminabili. Puoi cercare di essere ciò che la vita ti chiede di essere, e a volte ci riesci anche. Però se a volerti diversamente non è la vita... c'è poco da fare. Ci sono cose che fanno male. Rendersi conto che il mondo aldifuoridiqui è sbloccato, libero ed intraprendente, fa male. Vorrei cambiare... e vorrei farlo per me stessa. Ho un senso di vuoto assurdo, dentro di me. Le foto sbiadiscono.... e lo fanno sotto i tuoi stessi occhi. Vorrei un'aria di novità, perché è tutto così stressantemente uguale e monotono che so da me stessa che è noioso. E che cosa posso farci? Forse niente, forse qualcosa sì... Ma ne avrò la forza, in queste condizioni?
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HitAM
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